Palazzo Pavoncelli: una reggia aziendale

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di Domenico Carbone

No, non ci riferiamo soltanto al pur incantevole rifacimento della facciata del Palazzo Pavoncelli . Lo splendore riluce all’interno dell’edificio  “ liberty “ che si affaccia sul Piano S.Rocco.

Se, infatti, quel leggiadro fabbricato costruito a metà dell’800 nel luogo simbolo della Città, nello spazio in cui si realizzava la congiunzione fisica fra campagna e città, rappresenta la transizione e la transazione  fra il suo agro e il nascente nucleo di sviluppo produttivo, è al suo interno, nelle sue viscere che si realizza un viaggio nel passato, non remoto ma prossimo alla memoria.

Una nobiltà non spocchiosa o pacchiana emerge dalla osservazione degli ambienti. Una ricchezza che nella sua evidenza si riconosce per la sua essenzialità : ingresso e vestibolo, ariosi ma non supponenti aprono al triclinio su cui si affacciano discretamente ma in legno pregiatissimo porte di camere private.

Porcellane spagnole e quadri della scuola napoletana ricordano e rinnovano le origini della famiglia. I primi gradini della scalinata che conduce con dolcezza al primo piano sono affiancati da una artistica ricostruzione di uno dei panfili di Nelson a Trafalgar, donata ai Pavoncelli dall’ ammiraglio in capo della flotta francese. La biblioteca  è una bomboniera, con al centro una scrivania vissuta nella pelle lacerata del sottomano, ancora riscaldata da una stufa di ceramica di Cipro. Gli scomparti di legno fino al soffitto contengono opere preziose come incunaboli, cinquecentine, la prima Treccani , la Bibbia decorata , grandi cataloghi, la Summa di S.Tommaso  e tantissimi libri d’epoca  di grande valore culturale e tipografico. Sembra voler resistere ai tempi, solitario, silenzioso, magico, misterioso,  Palazzo Pavoncelli.

Conserva più memoria che blasone, fotografa la grandezza di un tempo  e, al contempo, familiarità con l’ambiente circostante. Appare come il  custode del  passato  e dell’orgoglio di un tempo incancellabile, sembra voglia testimoniare al presente che le radici del  nostro futuro sono ancora nella Terra.