La crisi del comparto olivicolo e le “magie” del mercato

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Il crollo dei prezzi dell’olio extravergine d’oliva, ad oggi stiamo a meno 40% rispetto allo scorso anno, sta mettendo in ginocchio, in Puglia, un comparto, quello olivicolo, già vessato dalla gelata della scorsa primavera e dalla acclarata calamità chiamata Xylella Fastidiosa. Viene lamentata una scarsa competitività del nostro settore olivicolo mettendolo in relazione con quello del nostro competitor più importante, cioè la Spagna, dimenticando che quest’ultima è già al quinto Piano Olivicolo Nazionale e da noi non è partito neanche il primo.

Questa la denuncia del Presidente della Sezione olivicola di prodotto della Confagricoltura di Foggia, Francesco de Stasio.

In un anno in cui gli olivicoltori speravano di “recuperare” parte di quanto perso lo scorso anno, il “mercato” ha deciso di penalizzare oltremodo un comparto vitale per l’agricoltura pugliese, mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese agricole, prosegue De Stasio.

I prezzi delle olive sfiorano mediamente i 35 € per quintale e quelli dell’olio extravergine si attestano a livelli oscillanti intorno ai 3,80 €/litro: insomma al limite dei costi di produzione, se non inferiori.

Ma la cosa che fa ancora più rabbia è vedere offerte di olio extravergine in bottiglia, su alcuni scaffali della GDO, in certi casi al di sotto dei 3,00 €/litro. Ciò non fa altro che svilire totalmente l’olio EVO italiano, prodotto di eccellenza, che la stessa GDO dovrebbe cooperare alla valorizzazione, sull’esempio del vino italiano. È utile ricordare che il solo costo di bottiglia, etichetta, contro etichetta e imbottigliamento è di almeno 0,60 €/bottiglia; mentre il ricarico medio per il rivenditore è di almeno il 20% (altri 0,60 €/bottiglia per prezzi finali di 3,00 €/bottiglia). Cioè, ipotizzando nessun utile per il produttore della bottiglia di olio (cosa quantomeno paradossale), il solo prodotto tal quale per essere venduto a 3,00 €/litro, sarebbe remunerato a 1,80 €.

Insomma la situazione è al limite dell’insostenibile ed è quanto mai indispensabile un intervento pubblico (ad esempio iniziando dai controlli degli oli venduti sullo scaffale a prezzi risibili e sulla qualità e sanità dei quelli importati) se non vogliamo la morte definitiva dell’olivicoltura della Regione olivicola più importante d’Italia.