Alienazione terreni scuola agraria

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Una manifestazione di dissenso da parte di molti cittadini che non ha avuto alcun tipo di riscontro da parte dell’Amministrazione Comunale. La nostra città (e la sua economia) non aveva bisogno di un ennesimo centro commerciale, piuttosto sarebbe stato auspicabile un confronto tra le varie parti. Nulla di tutto ciò è avvenuto e di seguito riportiamo la nota che ci ha fatto pervenire Matteo Loguercio, tra i principali sostenitori della battaglia a difesa dei terreni:

Una città nota per essere il più esteso centro agricolo del Tavoliere, un’economia locale che segue le ciclicità dell’agricoltura, una cultura pregna di storie legate al lavoro sui campi e alla sua evoluzione, ora viene mortificata dalla frenetica attività edilizia di questa Amministrazione, che non risparmia nemmeno i terreni della Scuola Agraria. Un’invasione che rompe un tabù, deforma il Paesaggio della città, se ne infischia della Storia e della volontà di Marianna Manfredi, benefattrice dei suoli agricoli che favorirono la nascita della Scuola Agraria, con le intenzioni di “accogliere e mantenere dei giovanetti poveri e di educarli avviandoli principalmente nell’agricoltura”.

Il Tavoliere delle Puglie, seconda pianura più grande d’Italia, unica per la qualità dei suoi prodotti, come il frumento, la barbabietola, i pomodori, gli oliveti e vitigni che permettono la produzione di pregiati vini ed oli, tra cui alcuni a marchio DOC e DOP, ha necessità di un polo di studio che ne valorizzi la produzione, andrebbe sostenuto e possibilmente ampliati i suoli di propria pertinenza. La produzione alimentare è un settore della nostra economia tra i più apprezzati al mondo, e vista la natura del territorio italiano, prevalentemente montuoso, rappresenta un bene prezioso su cui puntare per il futuro anche occupazionale dei nostri giovani. L’intera comunità internazionale ha decisamente intrapreso la strada della sostenibilità ambientale della attività umane, di protezione dei suoli agricoli e della salubrità dei cibi che produciamo. In quest’ottica si aprono prospettive allettanti per l’unicità del nostro territorio, che sta suscitando l’interesse proprio dei più giovani, in considerazione delle nuove imprese agricole improntate alla produzione biologica, sana e non più intensiva-industriale.

Di fronte alle opportunità sopra elencate, la ‘lungimiranza’ degli amministratori del nostro Comune mira a pratiche dei secoli passati, ossia, del presunto sviluppo dato dall’edilizia e dai centri commerciali. Quest’ultimi non creano ricchezza locale, piuttosto accentrano il flusso del denaro verso grandi gruppi del settore, svuotando di fatto piccole attività commerciali e luoghi di socialità ubicati in centro città.

L’alibi per questa insensata operazione di cementificazione di parte dei suoli agricoli della Scuola, la ritroviamo nella ‘occorrenza’ di un nuovo palazzetto dello sport (serve davvero?), il cui costo è ripagato dalla concessione di un altro appezzamento di terreno per costruirci, appunto, un centro commerciale.

Nell’estate del 2017, in seguito alla delibera comunale che cambiava la destinazione d’uso dei terreni ed apriva all’emanazione del bando per la doppia costruzione sui suoli dell’Agrario, un presidio posto sul marciapiede perimetrale dell’Istituto ha raccolto 9.000 firme per una petizione contraria a questa miope operazione, di cui il sindaco si è bellamente disinteressato ed ha proseguito nei suoi intenti opposti rispetto ad un numero così elevato di cittadini, in spregio anche ai propositi dell’articolo 8 del TUEL sulla partecipazione popolare al governo della città.

Una decisione incomprensibile, che sfugge alla ragionevole persecuzione dell’interesse generale.