L’agricoltura stanziale: le Masserie

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di Domenico Carbone 

Appartenuta ai Coccia di Cerignola del 700 , ha perduto con il tramonto della famiglia, con la fine della transumanza, con la redistribuzione fondiaria e , soprattutto con il tempo, la sua posizione strategica lungo uno dei tratturi più importanti della mappa rurale che portava all’Ofanto. Non ha perso – si accennava prima – non solo i segni fisici della sua unitarietà, del suo complesso ; il tempo e l’abbandono, infatti, non hanno tolto al luogo il carattere della “universalità”, dell’autosufficienza dell’insediamento agricolo per persone, animali e masserizie.

Nella Masseria sopravvive un  Pozzo,che è un monumento all’acqua.
Sembrerà eccessivo ma non è così, perché fino a 60/70 anni fa, la gran parte della popolazione viveva in campagna, che costituiva ambiente di vita oltre che motivo di sopravvivenza. I pozzi erano strutture belle e funzionali, con due ali (pile): una per abbeverare i cavalli,l’altra come lavatoio. Due “galette”, recipienti attaccati alla stessa corda, alternativamente pescavano dallo specchio d’acqua per versarla nelle pile.